La fine del Mondiale di Formula 1 lascia in eredità non solo l’hype per la sfida tra la leggenda vivente Hamilton e i giovani rampanti, ma anche un retrogusto amaro per il ritiro dalla classe regina di Nico Hulkenberg. In uscita dalla Renault, che lo sostituirà con Ocon al rientro da un’annata sabbatica, il tedesco non ha trovato un sedile per la prossima stagione.
Un pilota sottovalutato, solido amministratore di vetture e posizioni in pista, che avrebbe meritato quanto meno un ruolo da seconda guida in un top team. E invece lascia il circus dopo 179 Gran Premi, divisi tra Williams, Sauber, Force India e appunto Renault, con la soddisfazione di una pole position (nel lontano 2010) qualche 4° posto in gara e il 7° in classifica finale l’anno scorso, che gli valse il platonico titolo di “primo degli Altri”. E soprattutto, il poco invidiabile record come pilota che ha disputato più GP in carriera senza mai andare a podio.
Inutile chiedersi cosa sarebbe stato di lui se non avesse avuto la porta chiusa da “piloti paganti” in più di un’occasione. E che risultati avrebbe potuto raggiungere se fosse stato un po’ meno disciplinato e un po’ più sfrontato. Come è inutile chiedersi cosa abbia spinto quest’anno la Haas a confermare Grosjean e non ingaggiare Nico.
L’unica vittoria di Hulkenberg appartiene a tutt’altra competizione: nel 2015 entrò nell’abitacolo di una Porsche e vinse la 24 Ore di Le Mans. Chissà che il suo futuro non preveda proprio un ritorno ad altre categorie automobilistiche. In fondo ha 32 anni, qualcosa da dire ce l’ha ancora. E noi siamo pronti ad ascoltarlo.
